L’altra sera me ne sono andata da sola al Teatro Olimpico a sentire Vittorio Sgarbi che avrebbe parlato di Michelangelo.
Quando l’arte chiama io arrivo, soprattutto se ho bisogno di energia, fame di passioni.
Non c’è niente da fare Sgarbi l’arte la conosce eccome, la padroneggia, la scrive, la racconta. Sono rimasta incantata.
La pietà Michelangelo l’ha scolpita quando aveva 23 anni ( un anno in meno di me quando facevo la figurante a Canale 5 nel programma di Maria De Filippi “Amici”…e mi laureavo in Giurisprudenza)
Va bene erano altri tempi, ma che potenza questo Michelangelo, che sensibilità.
La Madonna in questa scultura ha il volto di una ragazza di 18 anni, cosa impossibile se pensate che Gesù morì a 33, eppure Michelangelo scelse di scolpirla così, con un volto sereno, quasi di bambina, Così lo stesso volto di Gesù “addormentato” tra le sue braccia è sereno, con un volto limpido e tranquillo. In questo modo Michelangelo ha creato un’eternità incorruttibile, sia di Maria che di Gesù, che viene offerta all’uomo, al passante, a colui che guarda la scultura dalla mano aperta della Madonna che ci offre suo figlio.
La Vergine incorrotta, l’Immacolata Concezione, è il simbolo di una giovinezza perenne, che non può appassire, Michelangelo in effetti si riferisce anche ai versi del Paradiso di Dante: “Vergine madre, figlia del tuo figlio”.
La pietà di Michelangelo è l’opera più copiata e riprodotta al mondo, ultima “copia” è quella fatta da Jan Fabre nel 2011, dove la Vergine ha un volto da scheletro e Gesù è un semplice uomo, però morto per i suoi ideali. Questo tanto per sottolineare l’attualità di Michelangelo.
Quanto è dolce il volto di questa Vergine/Madre realizzata da Michelangelo, una contraddizione che qui si annulla e che naturalmente scompare.
La scultura però che mi è parso di vedere per la prima volta l’altra sera è stata quella del DAVID di Michelangelo.
Tutti sappiamo che prima del DAVID di Michelangelo c’è il DAVID di Donatello, un ragazzetto compiaciuto che ha scagliato la sua pietra e ha fatto fuori Golia.
Nel David di Michelangelo invece si deve ancora tutto compiere. ( Sgarbi ci ha fatto vedere anche come somigli ai bronzi di Riace tra l’altro).
Questo David sta appena prendendo la fionda e cercando il suo avversario con lo sguardo.
Il suo corpo è meraviglioso, elegante, atletico.
La storia di Davide e Golia nella Bibbia è una storia bellissima, ha come sfondo la guerra tra i Filistei e il popolo di Israele guidato dal re Saul e si svolge intorno l’anno 1000 a.C. Questo Golia è un gigante di 3 metri che ogni giorno affronta un guerriero di Israele, uccidendo ovviamente tutti. Ad un certo punto il pastorello Davide si fa coraggio e convince il re Saul di essere in grado di confrontarsi con Golia, perché nella sua vita aveva affrontato ben altri animali orsi e leoni e il Signore lo aveva sempre protetto.
Lo vestono da soldato con elmo e corazza ma Davide si sente scomodo, si toglie tutto e si arma solo di una fionda e di una serie di pietre raccolte in un fiume. Al primo tiro centra in fronte Golia e lo stende, poi si avvicina e con la spada stessa di Golia, gliela sfila, gli taglia la testa e lo sconfigge per sempre.
Perché? Perché invece di aver creduto nella sua propria forza, Davide aveva creduto in Dio e Dio lo aveva aiutato.
Nel David di Michelangelo, soprattutto in quell’incredibile sguardo c’è tutta la forza del pensiero. Tutta la concentrazione, prima di lanciare la pietra, tutta la fiducia in Dio, tutta la consapevolezza di una forza più grande.
Mi è sembrato meraviglioso lo sguardo del David, mi è sembrato che volesse dirmi: Nerina fallo anche Tu, concentrati, focalizzati sul tuo obiettivo, concentrati e sai che vincerai perché non sei sola e Dio è con te. Dio vuol dire coraggio, fiducia, determinazione.
Ecco magari sono andata un po’ oltre l’intento di Sgarbi, ma la statua mi ha davvero parlato e dato la forza che cercavo.
Lo spettacolo è molto bello e dice molto altro, se avete occasione non perdetelo e mi raccomando restiamo ben concentrati verso i veri obiettivi della nostra vita senza perdere tempo in questioni inutili.
Tempus fugit.
