Il nono film dedicato agli X-Men e il terzo della trilogia inaugurata da X-Men: L’inizio. Bryan Singer dirige forse la sua storia migliore e si diverte a scherzarci su nello script che costruisce un racconto impegnativo e non del tutto coeso ma molto intenso e dal buon ritmo, con tanti riferimenti e un cast stellare ma soprattutto, finalmente, inquadrature e stile visivo da vero cinecomic.
La posta in gioco e le ragioni del male tornano agli anni Ottanta ma ammiccano alla realtà di oggi e pervadono la storia, che torna alle origini dei giovani X-Men e si posiziona a dieci anni di distanza da quella di Giorni di un futuro passato. E se i geek più accaniti riconosceranno nelle parole del mutante più potente di tutti: il villain Apocalisse, qualche eco dell’Ultron di The Avengers, o registreranno nel ruolo e nello sguardo di Mystica (Jennifer Lawrence) l’inquieta, inevitabile Katniss di Hunger Games, non è in fondo a detrimento del film.
I richiami sono tantissimi e l’obiettivo dichiarato del racconto è quella che Frank Rose definisce la “mente alveare” del pubblico – non solo quello più giovane. Gli immaginari si contaminano nel fan based e i visi delle star portano nel film i tormenti del cuore e del destino affidati loro nelle grandi narrazioni dalle quali provengono, in particolare la tormentata Sophie Turner di Games of Thrones. L’ironia è concentrata in poche battute che evitano la gag e spingono anch’esse al sorriso disegnato piuttosto che alla risata, così come il divertente “videoclip” di Quick Silver incastonato all’interno al film (una “moda” ormai, per gli hero movies) spinge il racconto in avanti nel suo punto forse più pericoloso. E se nel film compaiono personaggi già in odore di sviluppo ma ancora quasi abbozzati (i quattro cavalieri reclutati da Apocalisse, ad esempio), è sicuramente Wolverine a segnare il maggior scarto rispetto al passato, tornando finalmente quello dei fumetti nel breve cammeo che fa salire l’adrenalina nella fase decisiva della sfida.
In questa stessa direzione va citata la colonna sonora di John Ottman, che segue il racconto e i personaggi in modo più fedele di quanto non accadeva nel capitolo precedente della saga, in particolare a sostegno della backstory commovente e intensa di Magneto (Michael Fassbender). 20th Century Fox continua dunque a sperimentare ma sembra aver trovato il corretto posizionamento e soprattutto la cifra visiva giusta per il franchise corale più controverso della Marvel. Non a caso, già si parla di un sequel del film ambientato “nello spazio”.
Di Max Giovagnoli



