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Passeggiando per Roma, nella zona di Porta Maggiore, ci si imbatte in un’insolita ed eccentrica costruzione. Non si può non notarla.

In primis per la posizione, proprio attaccata ad una delle porte più importanti delle mura aureliane, dove convergevano la maggior parte degli acquedotti che rifornivano d’acqua la città. E poi per la sua conformazione: un blocco di travertino con grandi buchi nella parte superiore.

A tutto potrebbe far pensare, tranne a quello che effettivamente è. Un monumento funebre, una tomba. Davvero una stranezza.

E sicuramente la nostra impressione di stupore aumenta ancora di più quando veniamo a sapere di chi è questa tomba. Perché è proprio questo il bello.

Di Marco Virgilio Eurisace, un fornaio della Roma antica. All’interno sono conservati proprio le ceneri di un panettiere e di sua moglie Atistia.

Allora non solo imperatori, famosi condottieri e papi possono vantare un monumento funebre per le strade di Roma? 

Databile intorno al 30 a.C., il sepolcro fu rinvenuto nel corso della demolizione delle torri difensive disposta nel 1838 da papa Gregorio XVI.

Conosciuta come ‘Il sepolcro di Eurisace’ o ‘Panarium’, che però i romani chiamano la tomba del fornaio (o del fornaio), è il vanto di un umile lavoratore, un liberto di origine greca. Molto probabilmente un liberto arricchito vendendo il pane che sfornava ogni giorno all’esercito romano. Uno schiavo che con il suo enorme impegno era riuscito a guadagnare posizioni all’interno della gerarchia romana. 

La prima scalata sociale della storia di un fornaio! 

Oltre che stimato panettiere, Eurisace riuscì a diventare appaltatore di pubbliche forniture, sfruttando la norma che consentiva la liberazione – o meglio il riscatto per affrancazione – degli schiavi che svolgessero il lavoro di panificatori, chiaramente a salario ridotto e senza limiti di orari. Inoltre era anche un apparitore, cioè un ufficiale subalterno di qualche personaggio di alto rango.

E questo possiamo dirlo con certezza leggendo l’epigrafe che compare sul sepolcro: 
 
Est hoc monimentum Marcei Vergilei Eurysacis, pistoris, redemptoris, apparet”.
 
“Questo sepolcro appartiene a Marco Virgilio Eurisace, fornaio, appaltatore, apparitore
 
Dopo anni di duro lavoro e fatica, mise in piedi quella che oggi sarebbe definita una vera e propria industria del pane, diventando così un mercante ricco e spaccone, rinomato fornaio e fornitore ufficiale dello stato.
 
Decise così di costruire la sua particolarissima tomba proprio a ridosso di una delle più imponenti porte dell’Urbe, visto che all’epoca era ancora proibito porre sepolcri all’interno della città.
 
Un monumento funebre in travertino e tufo, che ricorda per la conformazione un antico forno dell’epoca
 
Un edificio a pianta trapezoidale, con le bocche del forno e i recipienti in cui veniva impastata la farina, con i bassorilievi del fregio decorativo sull’estremità superiore raffiguranti le fasi della panificazione: la pesatura del grano, la molitura, la setacciatura della farina, la preparazione dell’impasto, la pezzatura e infine l’infornata del pane per la cottura. Si vedono operai in tunica, probabilmente schiavi, che macinano il grano, impastano, cuociono e pesano pagnotte sotto il vigile controllo di uomini togati.
 
Purtroppo la facciata principale, rivolta ad est, è andata perduta. In essa era inserito il grande rilievo con i due coniugi, oggi conservato ai Musei Capitolini.
 
Ad ulteriore conferma della professione di Eurisace, l’urna che conteneva le ceneri della moglie Atistia, ora conservata al Museo Nazionale Romano delle Terme di Diocleziano, ha la forma di una madia da pane.
 
I resti di Eurisace invece non sono ancora stati rinvenuti, ma non è da escludere che anche essi siano stati inseriti in un panario che probabilmente si trova ancora nel sepolcro.    
 
Una storia senza dubbio affascinante, sopratutto se la contestualizziamo nel periodo storico nel quale si svolge. Oggi, la sempre più sviluppata cultura culinaria e la conoscenza delle produzioni alimentari, consentono di conoscere i grandi maestri panificatori italiani, osannati come star. Davide Longoni, Gabriele Bonci e Eugenio Pol sono solo alcuni che portano avanti la loro professione ad altissimi livelli. E possiamo a buon ragione considerare Eurisace, questo umile liberto della Roma antica, un loro capostipite. 
 
Un uomo che, attraverso l’arte del pane, creò una rete di distribuzione moderna e una professionalità redditizia, stimata e rispettata da ogni classe sociale. E volle gridarlo a tutto il mondo. 

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