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Primissimi incontri miei quelli degli anni 80 nei viaggi in Spagna con la scuola, a El Prado.

El Prado che immensità, prima però ho incontrato Goya e poi Velasquez.

Come sempre la seconda volta è quella buona.

L’acquaiolo di Siviglia ti mette a tacere. La postura eretta dell’acquaiolo sfiora certe altezze e se il quadro lo guardi dritto, ti senti davvero in basso.

Tutto è assolutamente reale e allo stesso tempo teatrale.

Grazie alla terza media ho ripescato i temi del barocco: il dinamismo, il realismo, l’infinito eppure Velasquez va oltre.

Bambino e acquaiolo non si guardano, si scrutano senza fissarsi. Come ha fatto a rendere questa scena?

La mano dell’acquaiolo mi sembra sbagliata, invece l’idea che ci fosse qualcuno a venderti un bicchiere d’acqua per la strada, nell’arsura sevillana, mi stordisce e mi rallegra. C’è anche il bicchiere di cristallo veneziano, colmo d’acqua fino all’orlo e l’acqua è così limpida che in questo punto il quadro sembra una foto.

Ho ritrovato questo quadro  in un libro di Tim Parks, ma lo avevo visto anche a Capodimonte quella seconda volta. Come si addice Velasquez a Napoli, che sintonia!

Nel bicchiere c’è un fico capovolto, un delizioso fico di settembre, il bambino ha sete e sembra illuminato.

Il bambino è decisamente illuminato e forse porterà l’acqua a qualcun altro, anche se ha sete e vorrebbe bere.

Alle spalle dei due c’è l’ombra di un uomo che tracanna altra acqua, con gli occhi spiritati. Si, tracanna e disfa l’amornia.

La tunica logora dell’acquaiolo non mi convince però, infatti è così stirata, così austera, così poco povera, nonostante tutto. La povertà è più in altre andature, non in questo modo fiero di stare.

La ricchezza dell’acquaiolo è questa sicurezza che ostenta.

Come sono grandi le mani dell’acquaiolo, quella sull’otre è sproporzionata, ma così ferma, così possente.

L’otre trasuda o sono gocce cadute mentre l’acquaiolo versava.

L’otre sembra uscire dal quadro, mi verseresti dell’acqua Velasquez per favore? Ho così tanta sete d’arte.

Ne ho letti di commenti su “L’Acquaiolo” e non conta proprio nulla questa mia cantilena, ma quanta sete, quanta sete…

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