E pensavo che l’essere autoreferenziale fosse sbagliato, mettere gli “io” e i “me” nei testi e nelle frasi fosse infantile e controproducente.
E invece no.
E invece si può cominciare una frase con una congiunzione, un percorso aperto anche dal chiuso di se stessi.
Così Michelangelo Pistoletto e il suo autoritratto ossessivo diventa un ponte aperto, un’attività sociale, la Cittadellarte.
Pistoletto comincia dalla sua figura, dalle vernici lucide che si usano per le barche, ascolta il consiglio di un amico e vira sulle superfici riflettenti. Le figure sono dapprima persone a lui care, i fotografi stessi, sua moglie con lui impegnata in conversazioni, poi diventano figure altre, la società, la rivoluzione degli anni sessanta e settanta, i comizi.
Insomma Pistoletto parte da se stesso e arriva al gruppo, al gruppo umano di cui facciamo tutti parte.
Sulla sua strada poi c’è l’intuizione della “sottrazione”, gli Oggetti in meno, restituiti ad una delle mille e mille possibilità creative.
Ciascuno di noi, se ci penso è un uomo in meno, una donna in meno sottratti di volta in volta ai nostri possibili futuri, però immersi in un imperdibile presente.
Guardiamoci allo specchio dunque, guardiamoci dentro.
( Roma, 4 marzo – 15 agosto 2011 MICHELANGELO PISTOLETTO: Da Uno a Molti, 1956-1974 – MAXXI)
